Museo dell'Ara Pacis

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Home > L'Ara Pacis nel Campo Marzio

L'Horologium Augusti, l'Ara Pacis e il Mausoleo di Augusto nella ricostruzione di Edmund Buchner (da Buchner 1976)

La costruzione dell'Ara, su decisione dello stesso Augusto, avvenne nel Campo Marzio settentrionale, in quella zona, prossima al confine sacro della città (pomerium), dove quindici anni prima Ottaviano aveva voluto edificare il suo Mausoleo, la tomba dinastica, ed ora, preso il titolo di Augusto, si apprestava a costruire, contemporaneamente all'Ara Pacis, il grande orologio solare che da lui avrebbe preso il nome, l'Horologium o Solarium Augusti.

Il greco Strabone ci ha lasciato un resoconto ammirato della Roma augustea, che in quegli anni si andava estendendo tra la via Lata, attuale via del Corso, e l'ampia ansa del Tevere. Dopo aver descritto la pianura verdeggiante, ombreggiata da boschi sacri, dopo aver detto dei portici, dei circhi, delle palestre, dei teatri e dei templi che vi erano stati edificati, Strabone passa a parlare della sacralità del Campo Marzio settentrionale, sancita appunto dalla presenza del Mausoleo e dell'ustrinum, nel quale, nel 14 d.C., verranno bruciate le spoglie mortali del principe. Tra il Mausoleo e l'ustrinum si trovava un bosco sacro, ricco di amene passeggiate. A sud-est invece, distanti circa 300 metri dal Mausoleo, sorgevano l'Horologium e l'Ara Pacis - in verità non descritti da Strabone - che delimitavano l'area del campus alla quale Augusto affidava la sua memoria.

L'impianto urbanistico-ideologico ideato per il Campo Marzio settentrionale ebbe vita breve e nel giro di pochi decenni l'integrità dell'Horologium risultò compromessa. Nell'area si determinò un generale e inarrestabile innalzamento di quota, dovuto in gran parte agli straripamenti del Tevere; si cercò di proteggere l'Ara Pacis con la costruzione di un muro che arrestasse il processo di innalzamento del terreno, ma ovviamente a nulla valse questa precauzione contro il continuo processo di interramento dell'intera area: il destino dell'Ara Pacis appariva dunque segnato e la sua obliterazione irreversibile.
Per più di un millennio il silenzio calò sull'Ara Pacis, facendo perdere persino la memoria del monumento.

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