Abstracts degli interventi del convegno
Patrizio Pensabene
I lavori di Tommaso Semeraro alla luce della moderna tecnica di rilievo: gli esempi del Palatino e di Tarragona
Disegnare è interpretare, ma non tradire. Per fare ciò è indispensabile il rapporto diretto con l’oggetto da riprodurre: non basta tuttavia la fotografia, la restituzione con la stazione totale o con il laser scanner, perché la comprensione del monumento necessita tempo, né tanto né poco, ma quello giusto affinché il disegno possieda il senso di ciò che si vuole documentare e non prevalga lo stile degli apparecchi tecnici utilizzati nella ripresa rispetto allo stile del disegnatore.
E’ questo l’insegnamento principale di Tommaso Semeraro anche nel campo degli elevati architettonici: i disegni del TMM, del t di Saturno, del tempio ellenistico di S. Leucio, del deposito marmorario di Ostia e Porto, del santuario del culto imperiale di Tarragona, delle cave di Lesbo e dell’Antiquarium del Celio sono la testimonianza concreta del rapporto profondo che Tommaso Semeraro ebbe con i monumenti antichi attraverso la pratica “tradizionale” del disegno archeologico.
Andrea Carandini,
Il primo incontro con Tommaso Semeraro
L’incontro con Tommaso Semeraro ha significato la rivoluzione nel disegno della ceramica romana in quanto le modalità da lui adottate hanno risolto il problema di una illustrazione in tempi rapidi ma chiara e didattica. Questo significò per Semeraro restare chiuso per anni a disegnare nel “cantinone” dell’allora Istituto di Archeologia Classica dell’Università di Roma La Sapienza, periodo che ha coinciso con la gestazione e la nascita di una “scuola romana” della cultura materiale antica a cui il suo contributo è stato essenziale.
Alessandro Viscogliosi,
I capitelli figurati del tempio Apollo Sosiano
Un contributo del tutto italico all’architettura ellenistica è costituito dall’invenzione del capitello corinzieggiante figurato e dalla “Aedikula-Architektur” (von Hesberg). Sul modello del capitello corinzio, inventato quasi certamente ad Atene nella seconda metà del V° secolo a.C. come variante da inserire in un ordine ionico o addirittura dorico (Paestum, Roma), si innestano, in luogo delle consuete foglie di acanto, protomi divine, umane e ferine, infiorescenze delle più svariate, motivi tratti dall’oreficeria e dalla toreutica. Sviluppatasi in ambito tarantino, questa variante decorativa del capitello corinzio e dei contesti architettonici in cui poteva essere impiegato (non ancora canonizzati, a quanto riferito da Vitruvio) trova immediata diffusione nell’architettura dell’Italia ellenistica, soprattutto nel mondo romanizzato del Mediterraneo occidentale, ma si diffonderà anche ad Alessandria, in Siria e a Petra. E’ però a Roma, e specialmente in età augustea, che i capitelli figurati acquisiscono un reale valore “politico”. A configurazioni sempre meno ortodosse, infatti, corrispondono allusioni sempre meno velate ai temi politici più attuali e scottanti: la sconfitta di Antonio e Cleopatra, Giulio Cesare vendicato e divinizzato, l’impero di Augusto, la concordia che regna nello stato romano.
Salvatore Settis,
Riflessioni sul disegno “archeologico”
Il disegno “archeologico” come alternativa alla fotografia e alla descrizione critica dei reperti e degli interventi. I suoi usi e abusi. Modalità del disegno “archeologico”. Interazioni fra disegnatore e archeologo. La tecnica e l’opera di Tommaso Semeraro: esperienze personali.
Raffaella Cassano,
Tommaso Semeraro in Puglia
L'intervento di Tommaso Semeraro sui monumenti religiosi e civili di Canosa in età romana e sugli edifici di Trani, realizzati nel periodo medievale con ampio reimpiego di materiale architettonico più antico, risalgono alla mostra Principi, imperatori, vescovi. Duemila anni di storia a Canosa, allestita a Bari nel 1992. Riproporre oggi questi lavori consente di apprezzare, oltre alla raffinata eleganza del tratto, l'attualità del metodo: la restituzione sempre del tutto aderente al dato archeologico diviene strumento essenziale per l'analisi storica delle architetture e per l'interpretazione funzionale degli spazi. L'attenzione al dettaglio delle raffigurazioni, la cura dei volumi e dei rilievi favoriscono lo studio delle scelte decorative e del loro significato culturale.
Lucrezia Ungaro,
Il lavoro di Tommaso Semeraro. Evocazione e restituzione della forma: dai frammenti all'unità visiva
Tommaso Semeraro non ha mai solo rilevato: il tratto, l'ombra, il disegno per lui sono stati tramite artistico e conoscenza scientifica, evocazione e al tempo stesso restituzione della forma, traduzione e comunicazione di quanto la sua conoscenza gli permetteva di ricostruire. Obiettivo del suo lavoro: restituire unità visiva e contesto alla frammentarietà della materia archeologica.
La sua formazione, il suo insegnamento schietto, silenzioso e lontano da qualsiasi accademismo sono stati e saranno sempre presenti: l’intervento dimostrerà attraverso le immagini non tanto il percorso professionale di Tommaso Semeraro (trattato da altri relatori) quanto come esista una linea di continuità tra la sua esperienza e recenti realizzazioni.
Luisa Musso - Margherita Bedello Tata - Nicolò Masturbo,
Disegno e rilievo dell’antico in contesto provinciale: la documentazione della Tripolitania tra azione coloniale ed attività delle missioni archeologiche
L’intervento, articolato in tre parti, intende presentare un quadro d’insieme dello sviluppo del disegno dell’antico in Tripolitania a partire dalla documentazione anteriore all’occupazione italiana della Libia, con particolare attenzione alla produzione tra gli anni Venti e la fine degli anni Sessanta del secolo scorso. All’introduzione di Luisa Musso, consistente in un sintetico excursus storico al quale vengono collegate le principali attività di scavo, restauro e studio (in particolare a Leptis Magna e a Tripoli), seguirà il contributo di Margherita Bedello che, attraverso ricordi privati, entrerà nel merito delle attività di documentazione, progettazione e rilevazione condotte dalla R. Sovrintendenza ai Monumenti e Scavi della Tripolitania negli anni compresi tra il 1926 e il 1940. Infine l’architetto Nicolò Masturzo esporrà alcuni esempi del diverso modo di disegnare l'architettura antica da parte dei collaboratori alle grandi campagne d'indagine avviate a seguito dell'occupazione italiana; il suo intervento si concluderà con alcune osservazioni sul mutamento di metodologia avviato nel secondo dopoguerra.
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